Torna All'Indice

.:. JOY DIVISION .:.


Recensione




Joy Division, il nome delle baracche femminili dei lager tedeschi trasformate in bordello dai nazisti, valse alla band la prima di molte accuse di nazismo. Quattro anni di vita, tra il 1977 e il 1980, due album e una manciata di registrazioni. Un cantante epilettico e sofferente, morto suicida a 23 anni, a un passo dalla tournée americana della consacrazione, pochi giorni prima della pubblicazione del secondo disco, quello della maturità. Una storia tragica che sa di punk, ma che nel punk c’è solo nata. I Joy Division nascono come Warsaw, ma c’è ancora da lavorare. I live fanno crescere i Warsaw, gli spettacoli dilettanteschi formano la band di Manchester, dal sasso grezzo la trasformano nell’obelisco opaco del debutto discografico. Ma quello è già il ’79. Diventare Joy Division per Curtis (voce e mente) significò in quel maggio del 1977 lasciare il punk goffo dei Warsaw, per un post-punk sposo, se non fratello, della New Wave. Ci sarebbero un paio di demo sbrindellati, ma val la pena di accompagnare l’infanzia della band passo passo, ancora dal vivo. Dunque, Ian Curtis aveva un’idea di live che offrisse al pubblico il mood delle sue liriche. Testa bassa, poche luci, spesso nessuna, e la famosa danza. Le convulsioni di un’epilessia sempre più fuori controllo divenne il clou di esibizioni che riuscivano a spiccare anche in quegli ultimi anni ’70, gli anni del parossismo punk. E a proposito di punk. Man mano che cresceva, la band perdeva di vista i primi ispiratori, Buzzocks e Sex Pistols, per andare a trovare i vecchi maestri, Iggy Pop e Velvet Underground. La New Wave dei Joy Division è un punk privo di istrionismo, dove la musica inscena gli stucchi scrostati della tradizione del rock. E anche questo sarebbe punk... Difficile inquadrare la musica dei Joy Division, colta e disperata, elementare ma curiosa, pronta a sfruttare i nuovi suoni elettrici dei sintetizzatori, a rappresentare del gotico sia le ombre che le guglie lucenti. La linea è quella dei Doors, di Jim Morrison agli inizi, quando lo sciamano non aveva ancora cognizione di sé ed era solo voce e turbamento. I Doors, né blues, né rock, né psichedelia. Un rock ombroso e ingenuo, che Ian Curtis raccolse e amplificò. Nelle sue canzoni Curtis canta l’Apocalisse, ma un’Apocalisse già avvenuta. Si contemplano le macerie, si assiste a una ricostruzione impossibile, si accetta la vittoria delle cose e lo spirito sconfitto. Una contemplazione che non è un’arringa, e perciò è priva di aggressività. Non c’è bisogno di convincere nessuno, bisogna solo enunciare il dramma e la prostrazione. Mettere il dito dove fa male, con naturalezza, gelida e desolata. Di queste sensazioni Curtis fu maestro e poeta. Dopo la morte di Curtis, i tre continuarono la loro avventura musicale con il nome di New Order.

Tratto da http://www.videomusica.it


.:. Il Mio Pensiero Spassionato: .:.

Quando ascolto la voce di Ian è come se il suo buio interiore mi attraversasse e si mescolasse al mio. Il desiderio di Anarchia, di distruggere il vuoto e l'assenza di idee e di libertà, la manifestazione della propria ribellione ai momenti alienanti ed esasperati. I Joy Division sono diventati un'icona, così come poi i Nirvana, i Queen e altri gruppi che hanno vissuto sulla propria pelle la crisi di intere generazioni...Niente di più aberrante. Spiego perchè! Ian, come Kurt, come altri, hanno avuto la grandezza di esprimere nell'Arte la propria inadeguatezza di vivere in società stereotipate e globalizzate. Se potessero sentire chi si rivolge a loro come Icone, credo che si farebbero una risata o reagirebbero in modo alquanto irriverente e ... giustamente. Fare Arte con le proprie sensazioni, con la propria pelle e anima... questo è ciò che deve restare della musica e le parole di Ian Curtis ed è la vittoria di Ian e degli altri sul proprio male di vivere. Il perpetrarsi, attraverso la musica, del proprio nome e delle proprie idee. Qualcuno ha giustamente parlato di "Metafora dell'eterno dolore".

Cris.




.:. CLOSER.:.

1. Atrocity Exhibition
2. Isolation
3. Passover
4. Colony
5. A Means to an End
6. Heart and Soul
7. Twenty Four Hours
8. The Eternal
9. Decades


.:. Siti Selezionati .:.

Primo Sito Italiano

Ian Curtis Fans Club

New Order



.:. Love will tear us apart .:.

When routine bites hard
and ambitions are low.
And resentment rides high
but emotions won't grow.
And we're changing our ways
taking different roads.

Love, love will tear us apart again.
Love, love will tear us apart again.

Why is the bedroom so cold
turned away on your side?
Is my timing that flawed
our respect run so dry?
Yet there's still this appeal
that we've kept through our lives.

Love, love will tear us apart again.
Love, love will tear us apart again.

Do you cry out in your sleep,
all my failings expose?
Gets a taste in my mouth
as desperation takes hold.
Why is it something so good
just can't function no more?

Love, love will tear us apart again
Love, love will tear us apart again
Love, love will tear us apart again

.:. Discografia .:.

Unknown Pleasures (1979)

Closer (1980)

Still (1981)

Substance 1977–1980 (1988)

The Peel Sessions (1990)

Permanent (1995)

Heart And Soul (1997)

Ian Curtis- voce, chitarra
Peter Hook- basso
Bernard Sumner- chitarra, tastiere
Stephen Morris- batteria


.:. Archivi .:.