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[Editoriale Mensile del Silenzio
su Cultura, Costume e Società]
SILENEWS
COLDPLAY: X & Y

La Mia Recensione
Leggendo in ogni dove sono profuse recensioni sui Coldplay che lamentano come al solito un mancato 'stravolgimento' di stile,
la constatazione dell'inattesa spasmodica Innovazione, l'assenza del nuovo sound che "sbarella" il precedente.
Se ciò si fosse verificato allora state pur certi che non sarebbe mancata la recensione di turno deplorante invece
un cambiamento dell'artista troppo radicale e l'immancabile giudizio: si è venduto al mercato!!
Riguardo poi a Chris Martin ogni volta ci si sofferma, anche su recensioni autorevoli, a trattare della sua vita privata
come se questo c'importasse ai fini di quello che crea in sala d'incisione!
ALLORA, gettando tutte questo a mio avviso poco proficuo materiale divulgativo, premettendo che sono solo una Fagocitatrice di
Musica (per me è ormai un Alimento) esprimerò soltanto le mie Emozioni.
Trovo questo disco sicuramente in linea con i precedenti, molto ben curato ed emozionalmente carico di tensione, miscellanee
di ritmi, alternarsi di sensazioni...
Qualcosa dei Radiohead quando si immette maggiore elettronica per una lirica intensissima e
suadente (in Square One per es.).
In altri brani si rivive la musicalità anni '80 (in White Shadow tra gli altri);
la dolcezza tormentata della voce di Chris dà sicuramente ovunque un apporto notevole per imprimere alle canzoni
una connotazione di vita propria, in cui si vive la stasi, la sofferenza, quindi la rivalsa decisa sulla realtà per poi tornare
alla delicatezza della malinconia. (X & Y per la voce e il senso della mutevolezza del vivere).
Dietro al titolo "X & Y" nulla di legato alla biotecnologia, ma semmai alla descrizione, il delinearsi misterioso
del dualismo nei dubbi, le incertezze, il rischio delle valutazioni, delle strade da intraprendere nella vita.
Nel complesso nulla di nuovo quindi, ma una conferma del proprio stile, nonchè a mio avviso una netta propensione
a inclusioni di qualità: parti d'archi e orchestrali, elettronica, una certa 'INTENSIFICAZIONE' del SUONO rispetto
alle realizzazioni precedenti.
Buon Ascolto dunque,
Alla prossima MELOMANI!
Cri-..-
Tracklist:
Square One
What If
White Shadows
Fix You
Talk
X&Y
Speed Of Sound
A Message
Low
The Hardest Part
Swallowed In The Sea
Twisted Logic
Till Kingdom Come
La Band:
Chris Martin: Piano, chitarre, voce
Guy Berryman: Chitarra basso
Will Champion: Tastiere
Jonny Buckland: Chitarra lead
Sito Ufficiale:
http://www.coldplay.com/site.php
MOSTRA "IL RITRATTO INTERIORE"
Curata da V. Sgarbi ad Aosta

Colombotto Rosso "Incendio, 1957"
Dal 1 giugno al 2 ottobre 2005 le sale del Museo Archeologico Regionale di Aosta ospitano la mostra “Il Ritratto Interiore. Da Lotto a Pirandello”, promossa dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, ideata e curata da Vittorio Sgarbi, con il coordinamento generale di Gilberto Algranti e l’organizzazione dell’Associazione Culturale Tekne.
Una mostra appassionante, dedicata al rito del ritratto come momento di identità e di essenza interiore.
Il percorso espositivo, denso di figure e soprattutto di sguardi, presenta una selezione di 160 opere dal Cinquecento ad oggi: di maestri antichi come Lorenzo Lotto, Tiziano, Bartolomeo Passerotti, El Greco, Gian Lorenzo Bernini, Guercino, Ferdinand Voet, Fra’ Galgario, Giacomo Ceruti, Vincenzo Vela, e di artisti del Novecento e contemporanei, fra cui Adolfo Wildt, Giorgio De Chirico, Oscar Ghiglia, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue, Andy Warhol, Arturo Nathan, Enrico Colombotto Rosso, Gianfranco Ferroni, Tullio Pericoli, Maurizio Bottoni, Alessandro Kokocinski, Aron Demetz.
“Ritrarre” (re-trahere) significa “tirar fuori”, ricavare con colori, marmo o altra materia, l'effige, il simulacro di un individuo.
L’arte ha il potere di “simulare” cioè riprodurre e tenere vivi non solo la forma ma l'unicità interiore del soggetto ritratto, facendo affiorare il suo carattere, l'anima. Oltre l’aspetto fisico e i segni esteriori che ne indicano il ruolo sociale.
Il “ritratto interiore” si irradia grazie alla capacità dell’artista di far parlare - soprattutto attraverso lo sguardo - ansie, sussurri, cenni d’intesa, esitazioni, smorfie di dolore. L'immagine diventa allora così “verosimile” da rubare la vita ai viventi, in grado di commuovere e durare più della realtà.
Nella galleria ideale della mostra scorrono ritratti diversi per epoca e genere, in posa o naturali, celebrativi, allegorici, evocativi, paurosi, avvincenti, struggenti, paralizzanti, rasserenanti.
In tutti si riconoscono non personaggi ma uomini, presenti e fragili con le loro debolezze. Voci distinte eppur vicine nel tempo dell’arte, che interrogano la vita o si preparano alla morte.
[Tratto da http://www.regione.vda.it]
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