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[Editoriale Mensile del Silenzio
su Cultura, Costume e Società]
SILENEWS
I SUBSONICA: TERRESTRE!
Torna dopo due anni di assenza uno dei gruppi più innovativi del panorama musicale italiano, i Subsonica,
con un album, Terrestre, che si discosta per sonorità dai precedenti lavori della band torinese.
Le 14 tracce del cd, infatti, sono più melodiche, orecchiabili, con un uso maggiore degli strumenti
(chitarra elettrica e basso su tutti) rispetto al passato e un minore abuso di suoni elettronici.
“L’orbita percorsa dalle quattordici tracce di questo album sorvola il nostro intero mondo sonoro –
affermano i Subsonica – Eppure tutto è diverso. L’approccio è elettrico e decisamente più spontaneo.
Sequencer e campionatori digitali sono stati messi a riposo. Abbiamo deciso di rincontrarci mettendo
mano agli strumenti e di suonare da subito guardandoci negli occhi, anziché fissare lo sguardo sullo
schermo del computer. Ma chi immagina un album più tradizionale è completamente fuori rotta”.

Messa da parte le strumentazione digitale, Samuel e compagni hanno dato vita a un album che non ha nulla
della musica neo-pop-melodica italiana. La sperimentazione, da sempre al centro dei lavori dei Subsonica,
gioca ancora una volta un ruolo importantissimo. Sperimentazione nei suoni, ma anche nella grafica del cd,
nel cui booklet foto di edifici abbandonati sono state rielaborate ad arte con aggiunte di scritte e disegni
tridimensionali. Sperimentazione anche nei testi. Le tracce, tutte in italiano, lasciano infatti posto anche
a un brano in inglese, Gasoline, scritto a cinque mani da tutti gli elementi della band.
Apripista di Terrestre, il singolo Abitudine, così descritto dalla stessa band: “E’ una canzone che viaggia
sull’alternanza di un’atmosfera intima, spugnosa, analogica, spazzata via da un’esplosione elettrica con chitarre
in evidenza. Ci siamo regalati la libertà di spazi strumentali sospesi tra polvere di vecchi vinili e schegge
di futuro". Prodotto artisticamente da Max Casacci e dagli stessi Subsonica, il disco è stato registrato presso
lo studio Casasonica a Torino e mixato da Dave Pemberton - già collaboratore di Prodigy, Orbital, Groove Armada -
presso il Forward Studio di Grottaferrata (Roma).
Oltre alla versione standard, esiste anche una special edition di Terrestre contenente il dvd Extra Terrestre:
un “making of” dell’album, girato anche dai componenti stessi del gruppo, il video e il backstage del video
di Abitudine.
[tratto da http://videomusica.leonardo.it]
MOSTRA DI EDVARD MUNCH:
L'Angoscia Del Quotidiano
Il Complesso del Vittoriano di Roma accoglie una retrospettiva dedicata a Edvard Munch, considerato il padre
dell'Espressionismo. Sessanta dipinti e 50 grafiche ricostruiscono la sua carriera di pittore, che al naturalismo
ha preferito la psicanalisi.
Chissà se "L'Urlo" d'angoscia esistenziale di Edvard Munch non debba essere reinterpretato negli anni a venire come
l'urlo-sirena d'allarme per i tanti furti - risolti e non - di cui sembrano essere oramai vittime sacrificali le sue
opere. La ventiquattore di passione per i tre lavori trafugati dal lussuoso hotel nel Sud della Norvegia -
il "Vestito blu", e le litografie "Autoritratto" e "Ritratto di Strindberg" - subito ritrovate, il rapimento
inquietante de "L'Urlo" e della "Madonna" dal Museo Munch di Oslo sotto gli occhi di tutti, e ancora,
risalendo al '94, il furto dell'"Urlo" più importante dalla galleria nazionale di Oslo, fortunatamente rientrato,
e ancora prima quello del "Vampiro", tutti reati che incombono come corvi sulla memoria storica dell'artista
norvegese considerato il padre dell'Espressionismo. Non che le recenti notizie non funzionino alla grande
come battage pubblicitario per l'antologica che il Vittoriano dedica a Munch dal 10 marzo al 19 giugno, dove
l'allerta fa crescere le aspettative da parte del pubblico, accanto al valore assicurativo delle opere per oltre
un milione di euro e, speriamo, anche l'attenzione ai sistemi di sicurezza.
Si ripercorre la sua anima inquieta d'artista, nell'accezione più decadente che romantica del termine, che gli fece
affermare a metà della sua esistenza, dal 1863 al 1944, "Senza paura e malattia, la mia vita sarebbe una barca
senza remi". Paura e malattia, paradossalmente due fonti d'ispirazione per Munch. Fu in questi due elementi che
il pittore norvegese, l'esistenzialista dei fiordi, condensava a cavallo del Novecento tutta la sua arte.
Una creatività potente e appassionata, costruita sull'equilibrio precario di un'inquietudine psicologica.
Una pittura forte e introspettiva che seppe comunicare una tensione esistenziale. Un'arte che abbandonava
l'euforia chiassosa e un po' glamour dell'Impressionismo, ma si rifugiava nel malessere interiore dettato
da una ipersensibilità fuori dal comune. Una pittura, quella di Munch, che indagava più l'anima che la realtà,
o meglio filtrava la realtà attraverso il proprio stato d'animo. Munch fu il primo che andò oltre, che superò
le conquiste del naturalismo e trasformò la natura in psicologia, tradusse la natura in simbolo di un'analisi
interiore. E tracciò il codice dell'Espressionismo.
[Tratto da La Repubblica]

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