Aperto nel 1851, il Cimitero di Staglieno si è sviluppato rapidamente fino a raggiungere gli attuali 18.000 metri
quadrati. Contiene anche un cimitero inglese, uno greco-ortodosso ed uno ebreo. Il più famoso attore genovese,
Gilberto Govi, è sepolto qui. Il primo progetto per l'area cimiteriale di Staglieno e' del 1835 e fu affidato
all'architetto Carlo Barabino, che muore però qualche mese dopo e quindi il lavoro viene affidato a G.B. Resasco,
un allievo del Barabino. Il progetto originale viene ampliato, fino a creare una opera neoclassica mastodontica che
verrà compiuta solo nel 1872 alla morte di Resasco. Nel 1891 si rende necessario l'ampliamento dell'area mediante
un'altra struttura semicircolare ; da questa data in poi il cimitero inizia un'espansione sempre più disordinata
dettata soprattutto dall'espansione della città di Genova. Staglieno e' un'antologia di neo-stili.
Il neoclassicismo tardo investe generalmente i monumenti più antichi, con qualche preferenza per
l'aristocrazia o i personaggi pubblicamente altolocati. Avrà però vita breve, per lasciare il posto ad un realismo
quasi fotografico apparentemente solo puntiglioso, ma forse molto più sincero e pungente di quel che non si pensi.
Parallelamente si scatenano il neogotico, romantico e fiorito, il neobizantino sontuoso, il
neorinascimento secco e decorativo, il neoegizio, l'umbertino, il liberty che, più raro di quanto comunemente si
immagini, ha lasciato una vena di poesia. Appena entrati dal maestoso ingresso che si affaccia sul fiume Bisagno
ci troviamo davanti la "Statua della Religione" opera dello scultore Santo Vanni (1866); dietro l'imponente scultura
ci appare il "Tempio dei Suffragi", una copia
in picco del Pantheon di Roma già presente nel progetto originale del Barabino (1835). Davanti ai due lati i "Campi
di Terra" con pietre tombali e piccole lapidi, ai nostri fianco l'inizio delle gallerie o corridoi, veri e propri
rifugi di opere Neoclassiche della nobiltà genovese. All'interno di esse troviamo i più bei esempi dell'arte
funeraria italiana della fine dell'800, marmi quasi vivi
ricoperti ormai da un spessa coltre di polvere, segno del tempo e dell'incuria che contraddistingue tutto il
Cimitero.